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MONVISO RISPONDE

Olio di palma: che cos’è e che caratteristiche possiede.
L’olio di palma è un olio vegetale non idrogenato che si ricava dall’omonimo arbusto, Elaeis guineensis, una pianta originaria dell’Africa e oggi ampiamente coltivata in Malesia e Indonesia. Dire semplicemente olio di palma, in realtà, vuol dire esprimere un concetto piuttosto vago, visto che esistono tre tipi diversi di oli che si diversificano tra loro a seconda dell’origine e della lavorazione a cui vengono sottoposti, quali: olio di palma grezzo, olio di palmisto, olio di palma raffinato.
1. L’olio di palma grezzo: a temperatura ambiente ha una consistenza semi-solida simile alla sugna (strutto), dovuta all’elevata quantità di acidi grassi saturi (normalmente presenti nelle carni e nei grassi animali) compensati dalla presenza degli antiossidanti e di vitamina E. Gli acidi grassi costituiscono circa il 50% dei grassi totali presenti, e il più rappresentativo è l’acido palmitico, un acido saturo a lunga catena; la restante percentuale è formata dagli acidi grassi monoinsaturi (40%) e polinsaturi (10%).
2. L’olio di palmisto si ricava, invece, dai semi della pianta. Ha anch’esso una consistenza semi-solida a temperatura ambiente, perché ricco di acidi grassi saturi, ma ha un colore bianco che ricorda il burro perché privo di carotenoidi. Durante i processi di raffinazione, però, esso perde tutti gli antiossidanti presenti nella forma grezza, e quindi tutta la parte benefica a favore (ahinoi) dei soli acidi grassi saturi.
3. L’olio di palma raffinato è molto utilizzato nelle industrie alimentari per la frittura dei cibi e per la preparazione dei prodotti confezionati come biscotti, merendine, gelati, cioccolato e cioccolato spalmabile, zuppe già pronte ecc, a cui sa conferire cremosità e croccantezza, fungendo da addensante. Ma perché si preferisce usare proprio l’olio di palma? Ecco alcune motivazioni. L’olio di palma possiede, invece, una forte resistenza e alla temperatura e al sole, candidandosi come olio migliore per la corretta conservazione dei cibi confezionati. Raggiungendo il punto di fumo molto lentamente, è l’ideale per la cottura dei cibi. È incolore, insapore, altamente versatile e lavorabile ma, soprattutto, è molto economico. È facilmente digeribile per la presenza, tra gli altri, di acidi grassi a media catena che attraversano più facilmente la parete intestinale.
L’olio di palma fa male alla salute? Il valore nutrizionale reale e gli effettivi impatti negativi che l’olio di palma può avere sulla salute sono ancora fonte di studi controversi. C’è chi afferma nel modo più assoluto che l’olio di palma fa male e lo demonizza senza possibilità di appello vista l’elevata presenza di acidi grassi saturi, che innalzano il colesterolo ematico e favoriscono così l’insorgenza di disturbi cardiovascolari. Al contrario, c’è poi chi pone l’accento, esaltandolo positivamente, sull’alto contenuto di vitamina E e carotenoidi. In realtà, la controversia deriva dalla confusione e dalla non chiarezza su quale dei tre tipi di olio si stia parlando. L’olio di palma grezzo, per tutte le sue caratteristiche, non rappresenta di per sé un grosso rischio per la salute di cuore e arterie o per il problema di sovrappeso e obesità. Purtroppo, però, quello che viene usato dalle industrie alimentari non è questo, ma il suo equivalente raffinato che, come già detto, ha ormai perso tutte le sue sostanze benefiche. I grassi non vanno del tutto eliminati dalla dieta: in una corretta alimentazione dovrebbero apportare circa il 30% delle kcal totali, di cui il 7-10% rappresentati proprio da quelli saturi. Il punto principale è che spesso ne assumiamo più del necessario e in maniera anche inconsapevole, proprio perché l’olio di palma è contenuto in moltissimi prodotti di uso quotidiano. Un recente studio dell’EFSA ha messo in luce che la raffinazione dell’olio di palma produce alcune sostanze cancerogene e potenzialmente tossiche per l’organismo. Proprio a seguito di studi come questo, diverse aziende nel settore alimentare (come ad esempio i prodotti a marchio coop) hanno deciso di ritirare dal mercato prodotti contenenti olio di palma raffinato in quanto ritenuti pericolosi per la salute; la Monviso da sempre attenta alla salute del proprio consumatore ha pertanto deciso di diventare un brand 100% SENZA OLIO DI PALMA..

Quali sono le principali differenze tra fruttosio e saccarosio?
Fruttosio e saccarosio sono carboidrati con caratteristiche profondamente differenti. Il fruttosio è, infatti, un monosaccaride, mentre il saccarosio è un disaccaride costituito per il 50% da glucosio e per il 50% da fruttosio.
Il fruttosio, principale zucchero della frutta e del miele, si differenzia dal saccarosio (estratto dalla barbabietola) per due principali proprietà: l’indice glicemico (IG) e il potere dolcificante.
L’IG stima quanto un alimento sia capace di innalzare la glicemia una volta ingerito; l’aumento della glicemia induce la secrezione di insulina, un ormone importantissimo da monitorare soprattutto per la regolazione del peso corporeo e lo stimolo della fame. Confrontando i due zuccheri, il fruttosio possiede un IG pari a 23 contro 57 del saccarosio.
Relativamente al potere dolcificante, quello del fruttosio è del 33% maggiore a quello del saccarosio: questo dato indica ulteriormente il monosaccaride come la scelta migliore per un regime alimentare corretto, pur ricordando che anche il fruttosio va consumato con moderazione.

Che cos’è lo psillio? Quali sono le sue proprietà?
Originaria del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, lo psillio è una pianta erbacea con foglie piatte, piccoli fiori di color bianco e il cui frutto è un pisside (capsula) che racchiude 2 piccoli semi di color bruno, insapori e inodori.
Lo psillio è indicato per le stipsi croniche, poiché i suoi semi lo rendono un efficace lassativo naturale, grazie alla presenza di una mucillagine, che al contatto con l'acqua si rigonfia e aumenta di volume: i suoi semi si aprono completamente e producono un gel capace di incrementare la quantità della massa fecale, ammorbidendone il contenuto. Questo effetto lubrificante lo rende molto utile anche in presenza di emorroidi e ragadi anali, nella sindrome dell’intestino irritabile e diverticolosi; per la stitichezza in gravidanza e allattamento; per bambini e cardiopatici e in tutti i casi in cui non si possono assumere lassativi che provocano la peristalsi in modo aggressivo e contrazioni muscolari.
Lo psillio è consigliabile anche in presenza di diarrea, nelle coliti e in tutte le irritazioni delle pareti del sistema gastroenterico.
I semi di psillio detengono anche proprietà probiotiche , potenziando le difese immunitarie, migliorando l'efficienza intestinale e prevenendo il tumore al colon-retto.
I semi di psillio aiutano, inoltre, a ridurre l'assorbimento intestinale dei grassi e degli zuccheri con diminuzione del colesterolo, dei trigliceridi e della glicemia a livello ematico.

In quali alimenti si trova la maggiore percentuale di sodio?
L’elenco degli alimenti maggiormente ricchi di sodio è piuttosto esteso: sale da cucina, pane, salumi, dadi per brodo, verdure sott’aceto, olive, salse (tra cui, senape, salsa di soia, ketchup, maionese), formaggi (tra gli altri, provolone, mozzarella, parmigiano), patatine fritte, biscotti dolci, brioches e merendine, tonno sott’olio.
Da tempo studi scientifici evidenziano come il consumo di sale sulla tavole italiane sia eccessivo e informano che l’attuale alimentazione fornisca all’organismo molto più sodio di quanto sia realmente necessario.
Oltre a essere presente naturalmente negli alimenti e nell’acqua (seppur in quantità minime), il sodio viene aggiunto alla maggior parte dei processi industriali di conservazione o preparazione dei cibi o, ancora, alle preparazioni domestiche. Si stima, infatti, che oltre la metà del sodio assunto derivi dalle aggiunte apportate nel confezionamento industriale dei prodotti alimentari, mentre un terzo deriva invece dal sale aggiunto in cucina o a tavola.
L’eccesso di sodio è fortemente nocivo per la salute: infatti, induce un incremento della pressione arteriosa, favorisce l’osteoporosi e i disturbi gastrici (tra cui l’ulcera) ed è una possibile causa di tumore dello stomaco.

Qual è il principale segreto per una alimentazione iposodica ma gustosa?
Adottare un salutare (e gustoso) regime alimentare povero di sale è possibile.
La ricetta per rinunciare al sale senza privarsi del piacere del gusto è semplice: aromatizzare i cibi con spezie e aromi.
Ad esempio, il basilico è perfetto per condire zuppe e insalate; la cannella ottima per pane e snack; l’aneto squisito con pesce e verdure; lo zenzero ideale per carni; la noce moscata gustosissima con verdure, carni e stuzzichini. Senza dimenticarsi delle spezie esotiche (tra cui, paprika, curry e zafferano) e il versatile pepe (nero, rosso, bianco o verde)… tante varianti per un sapore assicurato!
Un’ulteriore alternativa è rappresentata dal sale iposodico, contenente il 75% di sodio in meno rispetto al sale tradizionale o, ancora, dal sale dietetico, contenente meno sodio ma consigliabile soltanto dietro suggerimento medico. Il sale iodato (utile per prevenire o correggere la carenza di iodio) ha lo stesso contenuto di sodio, lo stesso sapore e le stesse caratteristiche del sale comune: va quindi consumato con la medesima moderazione raccomandata per il sale non iodato.


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